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Investire nei Big Data

Per tutte le aziende, qualsiasi sia il loro settore di appartenenza, acquisire un vantaggio competitivo rispetto ai competitors rappresenta una sfida sempre più grande.

Anche il settore dei Big Data non resta indietro in questo trend, anzi, esso conosce oggi un boom di insospettabile clamore.

I Big Data sono in rapida crescita, stimolato com’è il loro settore di appartenenza da una crescente domanda da parte delle aziende di tutto il globo.
Le aziende si affidano sempre più a soluzioni basate su i dati, per estrarre ed elaborare le immense quantità di informazioni raccolte dalle interazioni digitali quotidiane.
Questo aumento della necessità di tecnologie legate ai dati, lascia presagire che l’industria si stia espandendo e oggi gli investitori hanno un’opportunità unica di essere parte di questa crescita.

 

Cosa sono e cosa significa Big Data?

Big Data” è sinonimo di grandi quantità di dati che occupano molto spazio di archiviazione.

Ma da dove arriva tutta questa enorme quantità di dati?

Da tutto quello che facciamo tutti i giorni su i nostri devices.
Qualunque dato che inseriamo su computer, tablet o smartphone, relativo alle nostre attività quotidiane può essere raccolto, archiviato e analizzato.

Il perimetro relativo alla gestione del mondo dei Big Data racchiude in sé diverse attività, quali la raccolta, lo stoccaggio , l’analisi e l’interpretazione dei dati stessi.
Queste operazioni ancorché connesse, sono a loro volta delle attività che sottintendono un loro perimetro peculiare relativo a tutte le implicazioni che queste azioni presentano.
Oggi sono diversi i settori che se ne occupano e, statistiche alla mano, le aziende operanti nel settore sembrano occupare un’ampia quota di mercato.
E’ imperativo strategico, per tutte le aziende che vogliono fare business a un certo livello, padroneggiare in tutti gli aspetti i dati relativi alla propria attività.
Il volume di informazioni da gestire è veramente grande e talvolta molto complesso, in certi casi sono necessari strumenti, preparazione e metodi all’avanguardia per raggiungere i propri obiettivi.

 

Investire nei Big Data è il momento giusto o siamo alla vigilia dello scoppio della bolla?

Le attuali e recenti previsioni legate allo sviluppo degli investimenti nel settore, stanno catalizzando l’interesse di tutti i più grandi investitori del mondo, professionali e non.

La trasversalità dell’interesse si deve al fatto che potenzialmente tutte le società che fanno business sono interessate dallo sviluppo degli investimenti nella gestione dei dati che, per ragioni differenti tra settore e settore, sono diventati strategici per il successo delle aziende stesse.

Tutti i maggiori giganti della tecnologia quali Amazon, Google e Microsoft hanno investito notevolmente nel futuro dei Big Data e chiaramente la fanno da padrone, ma anche l’IBM è su questa strada. Nell’immediato futuro i colossi della Silicon Valley contribuiranno non poco a perfezionare il nostro modo di interagire con questi nuovi strumenti.

Molte altre aziende hanno investito o sono comunque in procinto di investire  grandi quantità di risorse nell’universo dei Big Data nei prossimi due anni.

I settori in cui le aziende sono maggiormente attive e coinvolte nel mondo dei Big Data sono i seguenti:

  • Acquisizione e Generazione;
  • Interpretazione;
  • Estrazione e pulizia delle informazioni;
  • Modellazione e analisi;
  • Immagazzinamento e integrazione

Come sempre nelle grandi trasformazioni sono numerose le opportunità, ma è doveroso ricordare che non sono prive di rischi.
Ecco che allora investire nei Big Data può essere considerato un investimento con un profilo di rischio elevato al pari dell’investimento nel settore tecnologico, ma se quest’ultimo appare come un investimento maturo, l’universo relativo ai Big Data sembra avere ancora ampi spazi di crescita.

 

Big Data opportunità di moda o trend del futuro?

Stando agli attuali trend sembra proprio che i Big Data con il passare del tempo siano destinati a sperimentare un’ulteriore crescita.

Stiamo assistendo ad un cambiamento epocale nei mercati globali, che vedono crescere sempre di più il numero di transazioni commerciali svolte sulla rete, lo sviluppo della digitalizzazione, della robotica e della conseguente lotta per l’eliminazione della criminalità informatica.
Proprio quest’attività sta divenendo sempre più strategica e corre di pari passo con lo sviluppo delle attività.
La domanda di sicurezza informatica è in costante aumento, attività che si attua proprio attraverso l’adozione da parte delle aziende di sistemi di gestione dei Big Data.

Le probabilità dunque di essere di fronte alla nascita di un vero e proprio trend sono elevate, ecco che allora investire nei Big Data più che una moda sembra essere un’opportunità da cogliere.

 

Rischi e punti di forza dell’universo dell’investimento nei Big Data

Oggi i Big Data stanno trasformando in toto gli atavici modelli di business.

Il giro di affari che si sta generando è enorme. La società di ricerca e analisi di mercato IDC ha stimato che i guadagni che potrebbero derivare dalla vendita dei Big Data raggiungerà i 187 miliardi di dollari entro il 2019 (nel 2015 sono stati ben 122 miliardi).

L’industria manifatturiera è tra i maggiori beneficiari dell’utilizzo dei Big Data, questo per gli innumerevoli benefici che gli stessi offrono in settori diversi, dalla produzione alla catena di distribuzione, ai trasporti, senza escludere aree funzionali come il marketing, la finanza, la contabilità e la gestione delle risorse umane.

Quanto invece ai potenziali rischi, questi possono riguardare gli errori negli strumenti su cui poggiano i Big Data, che potrebbero indurre i provider dei servizi finanziari a prendere decisioni sbagliate.
Nessun settore in sviluppo è immune da errori e passi falsi, incognite che potrebbero aumentare i rischi che sono normalmente intrinsechi a tutti gli investimenti legati a nuovi settori che nascono.
Certamente i facili entusiasmi posso portare all’euforia che a volte non permette una corretta percezione del rischio legato allo sviluppo, ma siamo ormai a una fase avanzata e maggiormente consapevole del processo.

 

Strumenti per investire in Big Data: piccolo vademecum

Numerosi gli strumenti per investire nei Big Data, come in altri comparti, sono rappresentati dai titoli diretti delle stesse aziende, Fondi, ETF, Opzioni, Certificates.

Tra i titoli diretti spiccano MC, Software AG, Oracle Corporation, IBM, Microsoft, SAP, Hewlett-Packard, NetApp, Tibco software, Teradata.

Gli ETF comprendono, tra gli altri:

Lyxor Ucits Etf Msci World Informat Tech – Borsa Italiana

Db X-Track Msci World Inf Tech Ucits Etf – Borsa Italiana

Lyxor Ucits Etf Stx Eu 600 Technology – Borsa Italiana

Spdr Msci Europe Information Tech Etf – Borsa Italiana

Quasi tutte le società di gestione si sono attivate con comparti più o meno specializzati negli investimenti nel settore.

 

FAANG cosa sono?

Al fine di partire con la descrizione dei FAANG è bene iniziare a comprendere il significato del suo acronimo che prende spunto dalle iniziali dei 5 grandi big della tecnologia americana: Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google; realtà queste che hanno avuto negli ultimi anni una crescita impetuosa.
Crescita dovuta al loro business, che basa parte del proprio sviluppo sulla gestione dei Big Data.

Gran parte della recente espansione prodigiosa dei listini americani si deve alla crescita dei valori delle azioni di queste società, che hanno visto la loro capitalizzazione aumentare oltre le aspettative.
Per completezza a questa lista va aggiunta Nvidia, facente parte di diritto del “club”.

 

Investire nei Big Data oggi, significa, in conclusione, impiegare le proprie risorse sui titoli delle società direttamente coinvolte in questo relativamente nuovo settore che, come abbiamo visto, ha un perimetro trasversale e veramente vasto.
Vero è che molta strada sembra già stata fatta, ma allo stesso tempo lo sviluppo del settore in molte direzioni sembra solo agli inizi.
Quindi tenendo conto dei rischi e con la consueta  prudenza, l’investimento in questi strumenti può rappresentare un’ulteriore opportunità di diversificazione per certi versi non convenzionale.

 

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