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5 insospettabili ragioni per le quali dovresti aderire alla previdenza complementare

Aderire alla previdenza complementare

Un argomento così complesso e spinoso, qual è quello della previdenza nel nostro paese, richiederebbe una trattazione ampia come poche.
Vogliamo iniziare con questa citazione che rende al meglio l’opportunità di aderire alla previdenza complementare, strumento questo che si rende oggi più che mai irrinunciabile per una reale tutela economica in età matura: “Chi non prova a crearsi il futuro che desidera, deve accontentarsi del futuro che gli capita” (D.L. Kaufman).
Ecco di seguito qualche buona ragione per la quale, in questo periodo di grave incertezza economica, questo istituto rappresenta la soluzione ideale.

1. Forma previdenziale di soccorso ai giovani

Sono proprio i giovani a subire le maggiori conseguenze delle varie riforme che hanno via via cambiato forma e regole della materia, e sono loro i primi che dovrebbero pensare all’opportunità di scegliere la previdenza complementare.
Questa forma di previdenza alternativa a quella tradizionale assicura ai giovani un supporto di cui, diversamente, in moltissimi casi sarebbero sprovvisti.
Se la previdenza obbligatoria è inscindibilmente legata a lavoro, chi un lavoro non lo possiede rimane scoperto. Al momento nel nostro paese poco più di un quarto dei lavoratori è coperto da un fondo pensione complementare.
Si tratta di dati preoccupanti.
Sono in particolare i giovani dunque, i grandi assenti nei fondi pensione, mentre sarebbero – un assurdo – proprio loro ad averne più bisogno.
La carriera dei giovani è “spezzata”, è caratterizzata da alternanze di vario genere, da numerosi cambi di lavoro frammentati da lunghi periodi di mancata contribuzione.
Il valore della pensione rispetto all’ultimo stipendio sarà in alcuni casi addirittura inferiore al 50%. Ecco una ragione più che valida per loro di pensare seriamente ad un’integrazione al reddito pensionistico, quindi ad una forma di previdenza complementare.
Questa esigenza, anche quando non percepita tale dai giovani, dovrebbe essere presente nella mente di quei genitori che dovendo gestire un patrimonio intendono strutturarlo per assicurare una certa stabilità ai propri figli.

2. Valido aiuto per lavoratori

La previdenza complementare si rende scelta privilegiata in particolare dopo la riforma Monti Fornero del 2012, che ha agganciato l’età minima per andare in pensione alle aspettative di vita stabilite in base alle tabelle di rilevazione ISTAT.
Minimo 20 anni di contribuzione al sistema e: 66 anni e 1 mese per le donne e 66 anni e 7 mesi per gli uomini, se lavoratori autonomi, 65 anni e 7 mesi per le donne e 66 anni e 7 mesi per gli uomini, se lavoratori dipendenti (dal 2018, 66 anni e 7 mesi per tutti): ecco i requisiti a cui la pensione “classica” dei lavoratori è subordinata.
Soprattutto il passaggio dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo, impone il supporto di un’altra forma di previdenza, se si vuole mantenere inalterato il tenore di vita.

3. Carattere individuale e “personalizzato”

La previdenza complementare vanta poi un carattere decisamente meno oggettivo e standardizzato di quello tipico della previdenza obbligatoria.
Le forme in cui questa previdenza integrativa si articola vengono calate nel singolo caso: questo viene analizzato in tutte le sue caratteristiche così da individuare la soluzione o la combinazione di soluzioni ottimali. Nell’ambito della previdenza complementare la personalizzazione è, infatti, una condizione imperativa.
Non esiste la soluzione che va bene per tutti.

4. Flessibilità delle soluzioni complementari

Chi decida di aderire alla previdenza complementare potrà combinare scelte diverse e utilizzare soluzioni d’investimento diversificate.
Ecco quindi che, in presenza di date condizioni, si può optare per strategie differenti, ad esempio, si possono utilizzare i classici fondi pensione nelle varie forme, oppure si può ricorrere alle polizze assicurative o ci si può avvalere di una combinazione di strumenti differenti volti alla costruzione di una rendita complementare ad hoc.
La previdenza complementare, quindi, a differenza di quella obbligatoria, non è rigida, ma modulare.
Essa si adatta, si conforma e si presta a diverse combinazioni differenti.
E’ così che è possibile raggiungere il risultato più in linea con le esigenze di ogni individuo.

5. Possibilità di beneficiare di una tassazione favorevole

Ancora, esiste un’altra valida ragione per la quale aderire alla previdenza complementare dovrebbe essere quanto meno preso in seria considerazione.
Gli strumenti ad essa sottesi sono costruiti e gestiti al fine di assicurare una rendita, e allo stesso tempo godono di indiscussi vantaggi fiscali. La Legge di stabilità 2015 non ha modificato le norme fiscali disciplinanti la previdenza complementare restando così confermata, sia in fase di versamento che in fase di erogazione, la tassazione agevolata.
Ecco, sono questi i dati attuali. Essi parlano da sé, non hanno certo bisogno di commenti.

Ricordiamo che la previdenza complementare è una forma di previdenza che va ad aggiungersi a quella obbligatoria, senza però sostituirla. Trattasi, dunque, di una tutela aggiuntiva, un supporto che nasce da un’esigenza, quella di supportare la previdenza classica, ma che può diventare un’opportunità per il futuro per creare un’integrazione al reddito.
Un autentico strumento a difesa del mantenimento del tenore di vita, volto alla tutela di una delle fasi della vita più delicate dell’esistenza.

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